domenica 18 ottobre 2009

http://anime-asteroid.blogspot.com/

E con questo ...che culto! è da considerarsi ufficialmente deceduto.

giovedì 21 agosto 2008

E rieccomi qui, di ritorno dopo un'assenza durata 13 giorni nel quale ho letto e veduto di tutto. E sopratutto rieccomi qui con oltre 25 nuove recensioni da scrivere e postare, porco dio! Temo di dovervi dire che dovrete pazientare un pò, perchè con gli impegni di studio e sopratutto con quelli musicali (stiamo per incidere il nostro quarto talentuoso album), tempo per stare a scrivere per ore è sempre più difficile da trovare. Comunque lo farò, dovete solo avere pazienza.

Ah, a chi interessa ecco la lista delle produzioni animate di culto che devono interessarvi, nei prossimi due mesi. Via col fansub!

A settembre dovrebbe uscire in Giappone il quinto film dell'operazione Revival di Ken il guerriero, quello dedicato interamente a Kenshiro. Visto quanto mi sono piaciuti gli altri, inutile dire che guarderò anche questo (e vi consiglio di fare lo stesso, off course!).

A ottobre inizieranno invece diverse serie animate che dovrebbero valere:

- c'è la seconda stagione di Gundam 00, e qui tutti hanno il dovere morale di visionarla.
- c'è la trasposizione animata di Linebarrels, talentuoso manga edito in Italia dalla Flashbook e consigliato da Yoshikazu Yasuhiko (autore di Gundam Origini) e da Mamoru Nagano (FiveStar Stories). Lo studio che si occuperà della produzione è la Gonzo e questo è ovviamente il male, ma il chara design è di Hirai (Gundam SEED, sCRYed etc) e sopratutto il produttore esecutivo è Taniguchi che è Dio, quindi magari vi sarà una cura pazzesca nella produzione.
- c'è la serie animata dedicata a Raoh (Raoul in Italia), il leggendario fratello maggiore di Kenshiro. Questa serie animata sarà una trasposizione del manga spin-off ispirato ai 4 film di Kenshiro moderni. Tutto chiaro?

Sì insomma.... c'è da leccarsi i baffi anche questa volta.

venerdì 8 agosto 2008

DOCTOR SHAMELESS
Produzione: Milky Studio & Museum Pictures
Regia: /
Anno: 2003
Formato: oav (2 episodi)



Famoso per riuscire a ristabilire finanziariamente gli ospedali, il dottor Shinji Ishida viene convocato in uno che cade a pezzi, e gli viene detto che potrà usare ogni genere di metodi per aiutarlo a ristabilirsi. Ovviamente non si tarderà a scoprire come fa il giovane dottore a ottenere tutti quei soldi: sottopone tutte le sue pazienti a cure particolarmente eccitanti, che le portano a pagare pur di rimanere lì...

Fiacco hentai che non merita il vostro tempo. Basterebbe questa raccomandazione per chiudere la recensione, ma per dovere di completezza analizziamo perchè il prodotto non riesce ad ergersi al di sopra della (scarsa) media delle produzioni hentai odierne. Il chara design è discretamente accattivante e l'idea di un porno a tema "ospedaliero" (con le consuete infermiere in atteggiamenti curativi "poco ortodossi") non è malvagia, ma il tutto purtroppo scema per merito di scene di sesso mal realizzate e noiose, per atti "erotici" francamente ripugnanti (Ishida obbliga la sua paziente ad urinare davanti a lui e, non contento, assaggia anche) e sopratutto per un senso di pesante incompletezza dovuto all'assenza di atti sessuali svolti con diverse belle ragazze che popolano l'ospedale e che, probabilmente, si sarebbero dovute vedere più in avanti negli eventuali altri episodi realizzati. Non c'è praticamente nulla che si salvi in questa svogliata produzione, che tronca la storia completamente a metà (viene lasciata pure in sospeso una storia che stava iniziando a nascere tra il dottore e la sua assistente) senza particolari riguardi, forse perchè anche il regista (irreperibile ad ora il suo nome) si è reso conto conto della sua oggettiva bruttezza. Spostate le vostre energie su produzioni migliori di questo Doctor Shameless.

giovedì 7 agosto 2008

LADY IN THE WATER
Regia: M. Night Shyamalan
Attori: Paul Giamatti, Bryce Dallas Howard, Jeffrey Wright, Bob Balaban, Sarita Chroudhury
Anno: 2006
Provenienza: USA



Cleveland è un simpatico, anziano balbuziente che vive rinchiuso in se stesso in totale solitudine, per il dolore d'aver perso la famiglia. Si accorgerà presto che ogni notte qualcuno nuota nella sua piscina, e arriverà così a scoprire presto la verità: in essa vive e nuota la bellissima Story, una ninfa acquatica proveniente dal misterioso Mondo Azzurro. Presala in custodia, Cleveland cercherà di capire come aiutarla a tornare al suo mondo, e riunirà così un gran numero di suoi vicini che, secondo le leggenda, rivestono un determinato ruolo nel poter aiutare la ragazza. Dovranno però stare attenti allo Scrunt, una belva simile ad un lupo erboso proveniente dallo stesso mondo di Story, non intenzionato a lasciarla tornare...

Primo, controverso lavoro del geniale regista di Sixth Sense, Unbreakable, Signs e The Village. Controverso in quanto difeso a spada tratta ed odiato in egual misura sia da critica che da pubblico, Lady in the water secondo chi scrive si pone a metà tra le due categorie, vertente comunque dalla parte di fiasco. Trasposizione dell'omonima favola scritta dallo stesso regista, il sesto lavoro del famoso indiano rivela le sue debolezze, probabilmente, proprio nell'impianto narrativo. Parliamoci chiaro: raramente si sono viste favole così lente e soporifere, con così tanti problemi a decollare. Il soggetto non è davvero male, le musiche sono fantastiche e gli attori protagonisti se la cavano perfettamente (vi è pure lo stesso Shyamalan nei panni di Vick!), ma il ritmo complessivo è assurdamente lento. Tutto è giocato su numerosi dialoghi, più o meno utili, e pochissimo succede su schermo fino alla parte conclusiva dell'opera, dove finalmente si vede un pò di azione e magia. Il protagonista è simpatico, la Howard con il suo sguardo perennemente enigmatico ben invoglia a scoprire i misteri dietro la sua figura... ma il resto? Boh, pochissime sequenze visionarie d'effetto (anzi, si può dire che ce ne è solo una - Cleveland che nuota all'interno della casa di Story - e neanche particolarmente memorabile), poche musiche, personaggi secondari insulsi... A questo punto c'è pure da domandarsi da dove salti fuori l'assurdo budget di 75 milioni di dollari spesi per il film: ci volevano così tanti soldi per animare lo Scrunt? Il finale triste e commovente aiuta a tirare un pò su le sorti della pellicola, che comunque si dimostra palesemente inferiore ai precedenti lavori del regista, e che getta ombre nere sul prossimo E venne il giorno....
THE WINGS OF REAN
Produzione: Bandai Channel, Bandai Visual & Sunrise
Regia: Yoshiyuki Tomino
Serializzazione: 2005 - 2006
Formato: ona (6 episodi)



Fuggito ad un interrogatorio vertente su una sua eventuale complicità con alcuni sovversivi suoi amici anti-americani, il giovane Asap Suzuki si ritroverà nel bel mezzo di una battaglia tra gli americani ed un misterioso vascello volante affiorato dalla profondità dei mari. Finirà quindi dentro al vascello, stringerà amicizia con la principessa del regno di Hojo che lo comanda, e verrà a sapere che la misteriosa nave è potuta salire in superficie solo grazie ai suoi poteri, in quanto sacro guerriero possessore delle Ali di Rean. Asap e la principessa torneranno così nel magico mondo di Byston Well, sede del regno di Hojo, e qui il padre della ragazza, giapponese ex reduce della seconda guerra mondiale, cercherà di convincere Asap a far risalire in superficie tutta la sua armata, in quanto ansioso di potersi vendicare sugli americani che distrussero la sua vita usando le due bombe atomiche...

E Tomino ci riprova! Nove anni dopo Garzey's Wing, ecco spuntare nel 2006, distribuita solamente in internet, la quarta produzione animata ispirata al mondo letterario di Byston Well. Dopo il disastro di Garzey's Wing si sperava che Tomino avesse imparato quanto è da audaci e idealisti sperare di costuire storie narrativamente complesse in un numero esiguo di episodi e sperare di ottenere qualcosa di buono, ed è così con rinnovata delusione che assistiamo al nuovo mediocre prodotto dedicato al magico mondo del memorabile Aura Battler Dunbine. Spin-off della celebre serie televisiva, Wings of Rean pur ispirato al ciclo di romanzi omonimo gode di una storia totalmente inedita e creata per l'animazione, ma questo non basta a Tomino per evitare di prendersi eccessivamente sul serio. E' così che il grand'uomo, invece di sfruttare i 6 episodi per narrare una storia semplice e d'effetto, li utilizza per raccontare un'avventura così corposa - in quanto a personaggi e avvenimenti - che non avrebbe sfigurato in una serie televisiva di almeno 20 episodi. Ed il risultato, come potete immaginare dalla premessa in apertura, è nuovamente ostico. Fare peggio di Garzey's Wing era arduo e difatti Rean si posiziona sicuramente al di sopra del suo fratellino, ma è indubbio che anche stavolta, visto il ritmo concitato dell'azione, visto il numero enorme di personaggi da gestire, visti i continui riferimenti alle terminologie del mondo di Byston Well e sopratutto vista l'enorme sinteticità con cui vengono affrontati numerosissimi avvenimenti, il risultato finale è una storia terribilmente confusionaria e difficile da seguire, che non riesce a far rimanere a memoria nessun personaggio visto quanto poco tempo si ha avuto per caratterizzarli. Ed è un peccato, perchè la storia è fortemente epica e con numerosissime trovate geniali, solo che sono così mal raccontate che, paradossalmente, vedere l'anime Wings of Rean fa venire voglia di leggere i romanzi originali invece che sperare in altra animazione! Oltretutto il prodotto si avvale di una regia notevolmente spettacolare - molto meno lenta dei consueti canoni tominiani -, e quanto ad animazioni e cura tecnica si vede chiaramente che è un prodotto ad alto budget: una cg potente e mai invasiva si sposa in modo assolutamente perfetto con i disegni standard (abbastanza semplicistici e privi di interesse, bisogna dirlo), e gli Aura Battler (i giganteschi mech volanti mezzi-robot e mezzi-insetto), caratterizzati da un mecha design aggressivo e potente, godono di movenze spettacolari e realistiche. Non vi sono poi ricicli di animazioni o altro, e in questa potenza tecnica si vede quanto Tomino sperava di fare qualcosa di memorabile. S'è purtroppo dimenticato di sposare la perfezione visiva a quella narrativa, ed è così che Wings of Rean raggiunge a malapena la sufficienza, unicamente per l'ottimo soggetto di fondo e la cura tecnica. A questo punto che il regista si metti in testa che, se ci saranno future nuove incursioni nel mondo medievale di Byston Well, è indispensabile il supporto di una serie animata di lungo respiro che possa per davvero dare quel risalto a personaggi e storia che serie oav come queste non permettono di dare.
TOWARD THE TERRA
Produzione: Aniplex, MAinichi Broadcasting, SKY Perfect Well Think Co. Ltd, Minamimachi Bugyousho & Tokyo Kids
Regia: Osamu Yamazaki
Serializzazione: 2006 - 2007
Formato: serie tv (24 episodi)



In un lontano futuro, la distruzione ecologica della Terra ad opera della razza umana porta l'uomo ad emigrare nello spazio. Per cercare di ripopolare e ricostruire il proprio pianeta gli esseri umani decidono quindi di creare e sottomettersi ad una potentissima AI detta "Mother", che si occuperà di gestire le nascite e di organizzare gerarchicamente i futuri nascituri in modo da poter decidere quali saranno gli eletti che possano adempiere a tale impegno. L'imprevista nascita di super individui detti Mu scombinerà i piani a Mother, che opterà quindi per il loro sterminio portando tutti gli esseri umani a coalizzarsi contro loro. La storia vede il giovanissimo Jomy scoprire di essere un Mu, e si unirà quindi ai suoi simili in un viaggio che li porterà a cercare un altro pianeta dove potersi stabilire e vivere finalmente in pace, al riparo dagli esseri umani...

E' meraviglioso come un manga vecchissimo (classe '77), dopo aver ispirato un film animato nel 1980, risulti ancora così attuale come tematiche da poter godere di una seconda bella trasposizione animata moderna, in formato di serie televisiva. Seguito con poca curiosità alla sua uscita e poi rapidamente divenuto un cult, Toward the Terra ha tutti i numeri per meritarsi una visione da parte degli amanti di bella animazione. L'incipt è trito e ritrito, già visto in molte altre produzioni, e questo è innegabile. Così come la conclusione della storia, già prevedibile fin dai primi episodi. Eppure c'è qualcosa che riesce a far digerire pesantemente la semplicità del soggetto. Questo perchè, invece di focalizzare l'intera serie - prevedibilmente - sulla guerra tra esseri umani e Mu, l'approccio scelto dagli sceneggiatori (ma sarebbe meglio dire Keiko Takemiya, creatrice del manga originale) è totalmente diverso. Toward the Terra è una poetica serie sull'accettazione del diverso, sulla difficoltà di convivere con persone di razza differente dalla propria: le battaglie sono ridotte al minimo, è una serie largamente basata su dialoghi e iterazioni tra personaggi dalle diverse sfacettature, atte a raccontare di amicizia, di odio, di crescita interiore. E, sopratutto, Toward the Terra è una serie terribilmente tragica e triste, dove mai nessun personaggio del variegato cast può definirsi intoccabile o immortale per esigenze di copione o perchè protagonista: muoiono un gran numero di personaggi dotati di una buonissima caratterizzazione lungo il dipanarsi dei 24 episodi che compongono la serie, quando fino a poco prima ridevano o scherzavano dando l'impressione di avere ancora molto da dire. Certo,a volte si ha quasi l'impressione che alcuni di questi vengano uccisi gratuitamente solo per aumentare il livello di drammaticità (e questo è anche vero in diversi casi), ma c'è poco da fare: se ad ogni loro morte, per merito della meravigliosa e toccante OST, anche chi guarda sente scorrere le proprie lacrime sulle guance, vuol dire che l'espediente, gratuito o no, ha funzionato. Così come funzionano e colpiscono a fondo le varie tematiche affrontate: l'odio che chiama odio; lo sbaglio di affidare le proprie vite alla fredda e cinica tecnologia; la guerra che ti plasma trasformandoti in una bestia anche se non lo vuoi; il rimorso delle proprie azioni; il sacrificarsi per la sopravvivenza degli amati... in un meraviglioso affresco di personaggi di grande poesia, stonano in questo senso alcuni pessimi effetti cg (vertenti sopratutto nella realizzazione delle poche battaglie spaziali), l'assoluta inutilità di uno spaurito numero di personaggi assolutamente irrilevanti ai fini della trama, e sopratutto il chara design tendente allo shoujo, che può piacere o non piacere. Ma se si ha il coraggio di non farci troppo caso e di lasciarsi catturare invece dalla semplice ma allo stesso tempo tragica storia raccontata, dal carisma dei tre protagonisti principali (Jomy, Soldier Blue e Keith Anyan) e dalla grande vena poetica che traspare in ogni episodio e che porta più volte ad autentiche lacrime, vi ritroverete tra le mani una delle opere più genuinamente "belle" che il panorama televisivo del 2007 può offrire.
THE CONSTANT GARDENER: LA COSPIRAZIONE
Regia: Fernando Meirelles
Attori: Ralph Fiennes, Rachel Weisz, Pete Postlethwaite, Bill Nighy, Hubert Koundè
Anno: 2005
Provenienza: USA - Gran Bretagna



Tessa, giovane e bella attivista, si mette a indagare con l'amico di colore Arnold nel criminale mondo delle grandi multinazionali di medicinali, che testano medicine non ufficialmente sicure sulle popolazioni africane, approfittando della loro ignoranza. I due verranno uccisi da sicari delle multinazionali con la collaborazione dei servizi segreti, e sarà così Justin, timido giardiniere marito di Tessa e diplomatico inglese, a continuare le indagini rischiando la vita...

Che delusione! Da un bel romanzo di Le Carrè si poteva trarre un film molto meno spento di questo Constant Gardener, che pur avendo il potenziale di potersi ricordare come un grande thriller si rivela invece uno spento giallo, con grandissimo spreco di due ottimi attori come Fiennes e la Weisz. Se infatti la realizzazione generale è più che discreta, attestando la cura con cui è stato girato il prodotto, è il pathos che, banalmente, non c'è proprio! Il regista Meirelles infatti cerca di mescolare insieme sia il plot principale in sè e sia la figura malinconica di Justin, marito innamorato che ha appena perso per sempre la sua bella moglie. E, come avrete capito, nè l'approfondimento psicologico di lui e nè la vicenda principale funzionano davvero bene, banalmente perchè nessuna delle due è sufficientemente rappresentata. Non basta mostrare Fiennes piangere su una porta per farci affezionare a lui e provare compassione per il suo dolore, così come l'aspetto thrilling non può reggersi unicamente su dialoghi ridondanti e sull'uso di canzoni tribali atte a farci immaginare di essere con il protagonista nei paesi africani in cui il film è ambientato. Tutto è girato benino, con una patina perfettina e con mestiere, ma manca una qualsiasi pennellata d'autore, una qualsiasi trovata che riesca a rendere coinvolgente una vicenda che di azione ha pochissimo. Una OST avvolgente, un certo tono cupo dato alla vicenda... non si chiedeva tanto! E invece no, tutto va avanti in modo anonimo, senza coinvolgimento emotivo, come se Justin (bellissimo personaggio nel romanzo, noioso nel film) è il solo interessato a sbrogliare l'intricata matassa che avvolge fatti così criminosi e, purtroppo, esistenti anche oggi. Globalmente sufficiente quando a costruzione tecnica ma soporifero narrativamente, The Constant Gardener si rivela un brutto buco nell'acqua, un nuovo affronto a danni di uno dei più avvincenti scrittori contemporanei.